Il fattore umano prima di tutto. Parlando con Stefano Spessotto, designer classe ‘68 nato a Pordenone dove tutt’ora vive e lavora, emerge come per lui le persone siano sempre al centro di ogni progetto. «Quando un’azienda ci chiede un prodotto», dice parlando a nome dello studio multidisciplinare che ha fondato negli anni Novanta, «partiamo dall’analisi del mercato e delle tendenze e ci soffermiamo sempre sugli stili di vita, le esigenze e le aspettative di chi quel prodotto lo utilizzerà. Ovviamente lo adattiamo alle richieste del cliente ma questo ragionamento per noi è fondamentale». Ma c’è di più, «perché facciamo anche una sorta di “esame di coscienza” al fine di progettare quello che pensiamo possa servire davvero, non qualsiasi cosa. A volte, anche a discapito di un guadagno, sono io stesso a suggerire un passo indietro. Non è né scontato né facile ma credo sia una delle nostre missioni future». Un’attenzione, quella all’uomo e a ciò che lo circonda, messa nero su bianco anche sul sito web dello studio, dove tra le altre cose si parla di prodotti “rispettosi del consumatore e del lavoratore, con un basso impatto ambientale ma anche fautori del giusto profitto”. «È una modalità che applico anche in ufficio – dove ho cercato di creare un ambiente fisico accogliente e un clima sereno – e con le aziende con cui lavoro», aggiunge Spessotto. Ne è un esempio il lungo rapporto con Cerasa, azienda con cui il designer ha debuttato e di cui oggi segue anche la direzione artistica.