Dei vecchi partiti abbiamo, quasi tutti, detto e sentito peste e corna dai tempi della Prima repubblica, ma oggi ne proviamo nostalgia. All’epoca della Costituente, Togliatti aveva detto che «i partiti sono la democrazia che si organizza». Lungo i decenni della Repubblica hanno occupato tutte le istituzioni della Repubblica. I partiti sono diventati ”lo Stato che si organizza”.

Questa crescente commistione è stata la causa della loro ascesa e della loro rovina. I partiti della Seconda repubblica hanno cambiato natura, hanno cessato di essere “la democrazia che si organizza”, ma hanno stretto ancora di più le ganasce attorno alle istituzioni dello Stato. Se il partito della Prima repubblica esercitava un ruolo di intermediazione tra Stato e società civile, oggi la macchina di partito funziona solo come comitato elettorale permanente che va alla ricerca spregiudicata e con ogni mezzo della massa degli elettori.

La causa di fondo di tale deriva è il cambiamento radicale dei meccanismi di costruzione della conoscenza del mondo e del Sé-nel-mondo. L’accesso diretto alla “verità” grazie alle nuove tecnologie dell’informazione/formazione sta rendendo superfluo il filtro della scuola, dell’Università, delle Agenzie educative e di informazione, tra cui, appunto, i partiti. I partiti della Prima repubblica avevano alle spalle una filosofia della storia, un’idea dell’uomo, delle teorie economiche e sociali. Su quelle basi, fragili o no che fossero, costruivano visioni, speranze, significati collettivi. Oggi io accedo personalmente da casa al sapere del mondo, con il metodo del “faccio da me”. E se qualcun altro la pensa come me, non aderisco ad un partito, entro in una “bolla” di riconoscimento reciproco.