di Enza Plotino
Si è pensato di cambiarne la forma, ma nella sostanza niente è cambiato. La crisi dei partiti tradizionali, generata negli anni Ottanta e Novanta con l’antipolitica montante a causa del terremoto di Tangentopoli ma anche di uno scollamento della politique politicienne dalla società civile e il venir meno del percorso di mediazione democratica di cui i partiti costituivano la struttura intermedia tra società civile e istituzioni, garantendo la rappresentanza degli interessi sociali, educando alla cittadinanza, selezionando la classe dirigente ed elaborando progetti politici di lungo periodo, ha portato all’esplosione del civismo come progetto collettivo, da costruire giorno per giorno con il coinvolgimento attivo dei cittadini.
Un nuovo modello di democrazia “diretta” ha soppiantato la forma partito che aveva avuto degenerazioni insopportabili, clientelismo, burocrazie autoreferenziali, immobilismo, ma che è stata condannata tout court. Da lì la demonizzazione dei partiti tradizionali e la nascita di movimenti fluidi che hanno messo in crisi la democrazia stessa. Ed è in questo inganno che anche il civismo, nato per coinvolgere i cittadini in un rapporto diretto e aprire spazi, è diventato l’arte dei compromessi. E le liste civiche elettorali sono diventate l’espressione massima di questo inganno.









