Firenze, 28 aprile 2026 – L’assunto d’ordinanza in piena Terza Repubblica per i partiti è l’(ab)uso del civismo quando spira il vento delle Comunali. Domanda: non è che la proliferazione all’estremo di candidati a sindaco civici e liste collegate non diluiscano troppo l’offerta elettorale? C’è o no un effetto distorsivo, per non dire confusionale, dell’elettore medio che farà lo sforzo di chiudersi in cabina a barrare la x? Certo è che il 24 e 25 maggio assisteremo alla carica dei candidati. Centinaia e centinaia di aspiranti tra politici e civici, una folla congegnata per allargare il consenso. Una tornata amministrativa che si presenta come antipastone delle politiche ’27, l’occasione per la Toscana su tela di cambiar colore. Il politologo Francesco Chiaramonte ha fatto un quadro delle prossime elezioni amministrative in Toscana
Tre piazze contendibili, su tutte, dal peso specifico non indifferente (Arezzo, Pistoia e Prato), tra possibili ribaltoni e conferme. L’ex assessore regionale Vincenzo Ceccarelli e il prof progressista Giovanni Capecchi insidiano maggioranze di centrodestra uscenti. Guidate ad Arezzo da Marcello Comanducci, in discontinuità alle giunte Ghinelli, e in continuità alle legislature Tomasi con Anna Maria Celesti a Pistoia. E proprio Arezzo, con Viareggio, corrobora la tesi della proliferazione elettorale. Con 6 candidati a sindaco (5 senza tessere), 18 liste (di cui 9 civiche) e 519 aspiranti consiglieri. E con altrettanti 6 candidati per 19 liste e 430 in lizza per il parlamentino della Versilia. Prato fa mondo a sé. Da un lato FdI punta all’alternanza col candidato bandiera Banchelli, contro un Pd che pur di non perdere ha bussato per la terza volta alla porta di Matteo Biffoni. Massima resa minimo sforzo? Chissà.






