Una scrittura elegantissima e colta, “ferma in una specie di eternità”, costellata da esperienze emotive e sensoriali, non solo cronologiche, che rielabora il passato (con il quale si sente l’incantevole legame) riportandolo al presente e restituendolo al senso del vissuto. Una scrittura evocativa, “infinita”, che significa perenne rinascita. Parliamo di “Ragusa infinita” nuova opera letteraria di Letizia Dimartino, pubblicata da “Abulafia Editore”. Leggendo viviamo momenti immersivi (sinestetici) che coinvolgono tutti i sensi: la vista, lo sguardo vivo verso un cielo di “cristallo, una luce unica e solo ragusana”, verso stelle sempre visibili; l’olfatto e “l’odore dei dolci ancora caldi e soffici in bocca”; il tatto, saggiando “la stoffa col sogno dentro gli occhi”; il gusto sollecitato dai “bignè con crema al cioccolato, il diplomatico a forma di mattonella cosparso di zucchero vanigliato”; l’udito, esteso ad occhi socchiusi, ascoltando cantare Endrigo e Gino Paoli. E, ancora, l’amore (e la “scoperta” in tutte le possibili declinazioni): per l’arte, per la lettura onnivora (“Le testate dei quotidiani in fila, l’apertura di primissima mattina, la città che si svegliava e le edicole erano subito e per sempre nostre”), per le passeggiate, per il vento (“sempre pronto a sospingerci”), per gli affetti (tanti) come quello per la nonna, (“Recitava filastrocche a voce alta, e rideva spesso. Parlava poco e non desiderava nulla. Nulla. Solo vivere. Vivere. Così, semplicemente”), per la poesia, per la bellezza, in ogni forma immaginativa, “dorata”, ricolma di sostanza.