Tutti i fiori della solidarietà
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Uscito per Minerva il nuovo viaggio introspettivo "Oggi il mondo ha bisogno di tanta serenità".
Si chiama ’Solitudine’ il nuovo romanzo, edito da Minerva, dello scrittore ferrarese Giacomo Battara. Un viaggio introspettivo che affronta i nodi dell’esistenza umana, "che sono – dice l’autore – anche i miei". Un volume che rappresenta una ulteriore tappa di un percorso, "iniziato nel 2014, con ’La follia di Gregorio’ dove andavo ad affrontare la diversità come follia". Proseguito con ’L’altra metà di me’ (2016), "dove il conflitto tra bene e male faceva i conti con la coscienza", ’L’ultima stazione’ (2018) "con il tema dell’abbandono al centro", e ’Avvisaglie d’infinito’ (2023), "dialogo tra uomo e angelo custode, con quest’ultimo a raccontare la tua vita". Ora ecco l’ultima fatica, ’Solitudine’, 230 pagine dove la protagonista è una donna "che fa una revisione della propria esistenza, diventata solitaria". Con il marito altrove, il figlio sposato, i parenti lontani, emerge il tentativo della stessa di tessere le fila, salvare il salvabile e ricercare la vecchia unione. "Ma fa immensa fatica – spiega l’autore – e si trova a riflettere sul passato, sul suo ruolo di moglie e di madre, chiedendosi come sarebbe andata con un diverso approccio nelle varie situazioni". Con un finale a sorpresa, aperto per il lettore, che avrà il compito di varcare la sottile linea di confine tra realtà e fantasia e il privilegio di entrare nei luoghi oscuri della psiche che ognuno ha dentro quando si interroga. "Nei romanzi c’è tutto il mio pensiero anteriore. Amo molto osservare le persone, rubo i loro sguardi, le parole dette al bar, al mercato, lungo la strada. Spesso scatto foto, guardo attentamente gli occhi e i movimenti delle mani. I finali delle mie opere sono amari ma molto aperti, del resto è il Dio di ognuno che decide come finirà la vita, non tu". La solitudine, aggiunge subito, "fa paura, soprattutto quella imposta che significa emarginazione. Poi, però, c’è anche quella cercata come desiderio di felicità, quando fai i conti con il tempo che rimane". Una linea continua, ma allo stesso modo un cambio di passo rispetto al passato: "Il mio, oggi, è un approccio più nuovo, sono cambiato perché le cose non sono cambiate e vedo molto disinteresse verso il prossimo. Se in passato agivo e scrivevo con spirito rivoluzionario, oggi credo che la speranza sia poca e le continue guerre ne siano il triste l’esempio". Ciò che la protagonista del libro, che incarna l’umanità intera, ha bisogno alla fine è solo di una cosa: serenità. "L’elemento principale per sostenerci, nella stessa si accentra molto l’ascolto. Un uomo o una donna sereni sono più portati a compassione e solidarietà e soprattutto a capire le cose interiormente".








