Bagliori, l’esordio di Beatrice Pera (Einaudi, pp. 320, euro 19,50), è ambientato in Liguria e già questa è una buona notizia. Anche dal punto di vista geografico ci porta altrove, in spazi e soprattutto distanze dal mare a cui non siamo abituate, ma che fa piacere imparare a conoscere. E ci racconta una storia in cui, se possibile, c’è troppa vita, troppe vicende e personaggi, in barba ai tanti libri evanescenti che parlano del niente mischiato col nulla, come direbbe Peppino Impastato. La voce narrante, Camelia, incontra Dalila davanti a un consultorio, ha diciannove anni e pensa di essere incinta, l’altra ne ha circa trenta e lo è, la prima dice di sé che: «sto bene in transito, mentre vado da un posto all’altro. E basta», mentre Dalila è «una cavalla sbrigliata». Da qui inizia il racconto della loro relazione, prima come colleghe, poi come coinquiline, ma fin dal primo momento come predestinate: Camelia e Dalila si sono incontrate per volontà del destino, come accade quando ci si innamora di uno sconosciuto in mezzo a mille altri estranei.

DALILA LO RIPETERÀ sempre che fra di loro c’era un legame inevitabile, frutto della volontà di Dio, a cui si rivolge costantemente, secondo lei la loro amicizia è merito suo «che aveva trovato il giusto tassello per unire i contorni del puzzle».