di Rosella Postorino
Il perimetro dell’adolescenza. L’intermittenza di splendore e di ombra, il profumo d’aghi di pino, le logge degli innamorati. La città delle acciaierie dismesse e delle lotte operaie. Con un pensiero per la focaccia del Pepito
Un giro d'Italia attraverso le città, grandi e piccole, con il racconto dei loro lati affascinanti e misteriosi. Ogni venerdì una firma del Corriere della Sera percorrerà una tappa su 7.Oggi tocca a Rosella Postorino, da Imperia
A 13 anni cominciai il liceo e finalmente potei andare da sola a Imperia. Imperia era la città, per noi che vivevamo in uno qualsiasi dei borghi della Riviera. Anzi, era le città, perché Imperia sono due: Oneglia e Porto Maurizio. Divisi dall’Impero, un torrente quasi sempre in secca, gli abitanti a est, i ciantafùrche, che costruivano patiboli, e quelli a ovest, i cacellòtti, dal nome della famiglia dei boia, in passato avevano in comune solo gli scogli per le esecuzioni a metà strada. Fu un decreto regio del 1923 a riunirle in un’unica città, chiamata Imperia per volere di Mussolini, che nel 1908 aveva insegnato francese all’istituto Calvi. Venticinquenne, su un muro della chiesa dell’Annunziata aveva lasciato la scritta «Il socialismo trionferà» e la sua firma. Ma io a 13 anni lo ignoravo, Imperia era per me il perimetro dell’adolescenza e lo è rimasta finché non sono partita, perché nonostante tutto quel cielo mi serviva più aria.









