di Walter Veltroni

Cammina a un passo da terra, perché le ha viste tutte. Dopo la morte e le distruzioni della guerra, aveva diritto a svagarsi e lo ha fatto. Affascinante d’estate e d’inverno: terra di sognatori, si dice pensando a Federico Fellini

Un giro d'Italia attraverso le città, grandi e piccole, con il racconto dei loro lati affascinanti e misteriosi. Ogni venerdì una firma del Corriere della Sera percorrerà una tappa su 7.Oggi tocca a Walter Veltroni, da Rimini

Rimini è una città magica. Si sentono, camminando per la città, la sofferenza e il divertimento, la guerra e la poesia, la morte e l’eros. Terra di sognatori, si dice giustamente, pensando a Federico Fellini o a quel genio, nato a Santarcangelo, di Tonino Guerra che ha scritto alcuni dei capolavori del cinema italiano e tante poesie, tante parole sagge e visionarie o, ancora, al modo vellutato e nitido di raccontare la realtà di un grandissimo, rimpianto, giornalista come Sergio Zavoli.

Rimini cammina a un passo da terra, perché le ha viste tutte. Senza risalire ai Malatesta o ai terremoti e alluvioni del settecento, basta fare tappa alla fermata del Novecento, nella sua stazione di sangue e dolore. Rimini è stato territorio investito dalle dure battaglie militari per sfondare la linea gotica dietro la quale l’esercito tedesco in fuga si era attestato.Rimini subì quasi quattrocento incursioni aeree, rimase in piedi solo il venti per cento degli edifici e morirono 1500 civili, in quel conflitto.Le SS furono spietate nella repressione della Resistenza riminese e tre partigiani, tre ragazzi, furono impiccati nell’allora piazza Giulio Cesare e lasciati penzolare per un giorno intero, alla vista della popolazione smarrita, come monito e punizione. Si chiamavano Mario Capelli, 23 anni, Luigi Nicolò, 22 anni e Adelio Pagliarini di 19.Ma gli alleati vinsero e quella piazza cambiò nome, oggi si chiama Piazza dei Tre Martiri. I prigionieri tedeschi furono internati in campi che arrivarono a concentrare tra Cervia e Riccione centinaia di migliaia di soldati dell’esercito del Reich in un’area chiamta Enklave Rimini.A Rimini liberata si parlava la lingua della Germania, i prigionieri pubblicavano giornali in tedesco, uno per ironia beffarda si intitolava “Il Ponte”, e si dice che fabbricarono persino un organo a canne, fatto con lattine scatole di biscotti, che poi donarono alla città.Passano quindici anni e nel Paese in trasformazione, che passa da società contadina a comunità industriale, la Rimini ricostruita da quella fantastica generazione di italiani diventa una meta turistica d’eccezione. Paradossalmente proprio il ricordo della Enklave Rimini- il clima, la grandezza delle spiagge, l’umanità aperta dei romagnoli- spinge le centinaia di migliaia di reduci a suggerire, consigliare, organizzare le vacanze a Rimini. E così, con addosso il bikini colorato, sono ora le figlie di chi Rimini l’aveva occupata con i cappottoni della Wermacht, a stazionare invece sotto agli ombrelloni, a usare i jukebox, a cedere al corteggiamento sorridente del nuovo latin lover, il bagnino romagnolo.E qui Rimini si popola di storie fantastiche, forse inventate, strepitose bugie bianche che servivano per rendere leggendario, epico, anche un semplice ricordo o episodio.Come quella di un playboy riminese che veniva chiamato Einemoment perché era solito, dopo aver sedotto turiste di qualsivoglia età, dileguarsi pronunciando, lieve e birbone, le due parole che poi sarebbero diventate il suo soprannome.Rimini è anche la terra dei sognatori, o imprenditori senza limiti, che volevano costruire in acque internazionali, una repubblica indipendente - o un casinò che non sono la stessa cosa- e chiamarla “Isola delle rose”.Rimini, dopo la morte e le distruzioni della guerra, aveva diritto a divertirsi e lo ha fatto.Per capire quella città bisogna leggere Tondelli, guardare Amarcord nel cinema Fulgor ristrutturato e passeggiare per quelle strade piene di vita con l’ora legale e impregnate di misterioso fascino quando gli ombrelloni si chiudono e le insegne luminose si spengono. Rimini è affascinante, d’estate e d’inverno.