di Beppe Severgnini
Una città tollerante. Ogni volta si ritrova la mancanza di rassegnazione,la convinzione che si possa migliorare. Ha una spiaggia urbana che compete con Barcellona, ma ci ha messo un po’ a ricordare di avere di fronte il mare
Un giro d'Italia attraverso le città, grandi e piccole, con il racconto dei loro lati affascinanti e misteriosi. Ogni venerdì una firma del Corriere della Sera percorrerà una tappa su 7.Oggi tocca a Beppe Severgini, da Cagliari
Conosco Cagliari da cinquant’anni. Avevo i capelli neri e una Vespa bianca, scendevo dalla Gallura e la città mi si è spalancata davanti nel sole del pomeriggio. Da allora ho continuato a frequentarla, con ogni pretesto: giornali, libri, televisione, convegni, teatro, viaggi, vacanze, amici, conferenze (la prima volta che ho parlato in pubblico è stato a Cagliari nel gennaio 1984). Ho perfino scritto la prefazione di un libro sulla città, dove ho anticipato alcune delle considerazioni che leggerete. Non ne scrivo mai, le prefazioni sono tra le cose che ho gioiosamente eliminato dalla mia vita. Ma era una prova d’affetto da parte di un vecchio amico della Sardegna. E agli amici — si sa —concediamo fantasie, frenesie, digressioni, anche qualche opinione.







