di Telmo Pievani
La Città Alta sembra una nave spiaggiata, trascinata giù da un torrente alpino. Le mura venete cinquecentesche, patrimonio Unesco dal 2017,non sono mai state assediate: una fortezza che racconta di una lunga pace
Un giro d'Italia attraverso le città, grandi e piccole, con il racconto dei loro lati affascinanti e misteriosi. Ogni venerdì una firma del Corriere della Sera percorrerà una tappa su 7.Oggi tocca a Telmo Pievani, da Imperia
Bergamo Alta sembra una nave spiaggiata, trascinata giù da un torrente alpino e incagliata per sua stessa mano. Affaccia sulla pianura e nasconde alle sue spalle vallate ricche di miniere e fabbriche tessili, senza sbocchi a nord, per secoli terre di briganti, contrabbandieri e partigiani. A fine Ottocento lassù c’era un quartiere popolare e malfamato. Herman Hesse nel 1913 la descrisse avvolta dal silenzio e dalle nebbie invernali in un’atmosfera magica: «Sono sorpreso dalla repentina apparizione di nobili architetture e salutato dagli umidi vapori di angusti vicoli petrosi».Al centro c’è Piazza Vecchia, un gioiello di fine Quattrocento, dove per Le Corbusier sei secoli di stili si integrano perfettamente, tanto che non andrebbe toccata neppure una pietra. Il coro di Santa Maria Maggiore, chiesa di popolo destinata anche all’adunanza dei liberi cittadini nell’età comunale, è ornato dalle splendide tarsie lignee disegnate da Lorenzo Lotto, che da sole valgono la visita.










