Una inesauribile miniera di tesori. Un volume che è la perfetta chiave di accesso per la città labirinto, per le innumerevoli anime inafferrabili di Napoli, con la costante consapevolezza che non si può imbrigliarla e darne una rappresentazione definitiva. Non esiste la parola che possa squadrare da ogni lato l’animo informe di Napoli, non si può avere questa presunzione: si cadrebbe in un errore mortale, si peccherebbe di ingenuità, per non parlare di superficialità. E questo già lo aveva compreso Fabrizia Ramondino con Andreas Müller, realizzando quel magistrale monumento qual è Dadapolis, il caleidoscopio napoletano, immagine perfetta per definire il continuo mutare delle rappresentazioni, dei racconti, delle visioni della città.

Napoli mille colori. La poesia e la città, a cura di Fabio Pedone, traduttore, critico letterario, è ben altro e molto di più di ciò che appare, ovvero una corposa antologia di poesie e versi raccolti dall’antichità a oggi, con grande capacità di sguardo che abbraccia secoli e secoli, da Omero ai contemporanei, ai giovanissimi come Luigi Riccio, nato nel 2000 (che chiude il volume), mostrando come la rifrazione, la riproduzione del racconto di Napoli prosegue secondo nuove visioni e inedite intonazioni. Pedone riesce nell’impresa di restituire l’unica, vera essenza della città, la complessità, la molteplicità. È giustamente definita Napolimorfa. “Questa città è certamente l’eccezione, la differenza imprendibile, la vitalità del margine, l’emergere dell’energia primigenia. […] Labirinto umano dove ci si aggira vagabondando tra figure frante di miti quotidiani, archetipi resi materia maneggiabile dal passaggio nel fiume della storia umana”.