C’è una Napoli che va oltre Napoli, una città che la storia ha trasformato in una lente di ingrandimento capace di scrutare nel destino del nostro continente, recuperare i suoi valori fondanti e identitari, superare il declino dell’Occidente e richiamare tutti alle proprie responsabilità. Il messaggio è netto: a 2500 anni dalla sua fondazione, la città partenopea ha ancora tanto da dare per la costruzione della nuova Europa e per superare la grande crisi del nostro secolo. Una lezione destinata anche alle classi dirigenti che devono svegliarsi e agire subito per superare il declino del modello europeo.
È forse questo il significato più evidente del volume “Napoli Oltre Napoli”, presentato ieri al Teatro San Carlo, curato dalla Fondazione Mezzogiorno, e realizzato nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 (istituito dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Cultura). Un modo per rileggere la storia millenaria della città non come semplice memoria celebrativa, ma come chiave per comprendere il suo ruolo nella costruzione della civiltà occidentale. Neapolis 2500, inaugurata mostra al Suor Orsola Benincasa«Se ci si interroga sulla collocazione di Napoli nel contesto europeo – osserva Antonio D’Amato, ideatore del volume e presidente della Fondazione Mezzogiorno, nel corso del dibattito moderato dal direttore del Mattino, Vincenzo Di Vincenzo e introdotto dal sovrintendente del San Carlo, Fulvio Macciardi – emerge una continuità che dura nel tempo: un melting pot di civiltà, religioni e culture da cui la città ha saputo attingere e a cui ha offerto contributi decisivi in un vero e proprio rapporto simbiotico». I contributi Insomma, il volume edito da Treccani e coordinato da Marilù Faraone Mennella, componente del Comitato Neapolis, da ieri in distribuzione, non è una semplice raccolta di saggi ma un insieme organico di 25 contributi per «capire che cosa Napoli può e deve rappresentare in Europa proprio nel momento in cui il mondo è nel pieno di una guerra economica dagli esiti imprevedibili». Una situazione che deve spingere le classi dirigenti a «svegliarsi e ad agire», incalza D’Amato. E, «in Italia, il serbatoio delle energie è nel Sud, a Napoli che continua a possedere energie straordinarie». Per questo è importante uscire dall’immobilismo e affrontare le questioni sul tappeto, dal tasso di occupazione («deve crescere di almeno 10 punti per mettere in sicurezza il nostro debito pubblico») alla fuga dei cervelli: «Prima emigrava chi non poteva, oggi va via chi può - insiste l’ex presidente di Confindustria - Dobbiamo agire riscoprendo i nostri valori e le nostre radici identitarie evitando di confondere la tolleranza con l’indifferenza». «Questo libro – conclude D’Amato - nasce anche con l’ambizione di raccontare nel mondo la parte più nobile, colta e innovativa della città. Non per negare il folklore, ma per affermare che Napoli è molto di più». Un volume sottolinea il prefetto di Napoli, Michele di Bari, presidente del Comitato Neapolis 2500, «che è il frutto di un lavoro corale che invita a riscoprire una città capace di generare idee, costruire relazioni e contribuire, ancora oggi, al dialogo anche internazionale tra i popoli e alla crescita del nostro Paese». La vetrina Non a caso, il libro, già tradotto in inglese e a breve anche in spagnolo, diventerà una sorta di vetrina della città nelle grandi capitali del mondo grazie anche al circuito degli istituti di cultura italiana all’estero e alle ambasciate. Ma non basta: perché i 2500 anni di Napoli saranno anche al centro di un fitto calendario di eventi internazionali che, dagli Usa al Sudamerica, racconteranno una città capace di andare oltre le rappresentazioni stereotipate. Un concetto ribadito anche dal filosofo Sebastiano Maffettone, curatore del volume: «Non è un libro celebrativo ma un insieme organico di saggi che vogliono raccontare Napoli come guida per l’Europa e per il mondo, capitale del “Medio-Occidente”, la punta più avanzata di quei Sud del mondo che non vogliono essere più colonizzati ma chiedono di essere trattati da partner alla pari».








