«Ame quello che mi consola è l’addore d’ ’a pummarola… e si ’a vita amara se fa, si addolcisce cu nu babà». (da “Il babà è una cosa seria”)
Dentro questa leggerezza apparente, che è uno dei registri peculiari della cultura napoletana, si condensa un’idea precisa: il cibo non come risposta alla fame, ma come forma di equilibrio, come dispositivo che rimette ordine quando il mondo sembra sfuggire. È da qui che conviene partire per capire perché, giunta al quarto anno, la rassegna “Vedi Napoli e poi Mangia”, sostenuta e promossa dall’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli, non sia semplicemente un calendario di appuntamenti, ma un modo di leggere la città, che invita cittadini e turisti a scoprire un patrimonio culturale vivo, stratificato nei secoli di storia e tradizione del capoluogo partenopeo.
Tra caffè e pasticcerie alla scoperta della Napoli più poetica e letteraria
22 Dicembre 2025
Quando nacque, quattro anni fa, il discorso sul rapporto tra Napoli e il cibo era già percepibile, ma non ancora strutturato: l’intuizione è stata quella di riconoscere che in questa città il cibo possiede una piena dignità d’arte, perché non coincide con la nutrizione ma con un modo di stare al mondo, di stare con gli altri, di abitare lo spazio. È una grammatica quotidiana che tiene insieme ambiente, relazioni, memoria, e che oggi spiega in parte anche la nuova centralità di Napoli nei flussi turistici internazionali.







