"Lo spirito di oggi? Per noi è qualcosa di magico.
'Zi Teresa' è dei napoletani e di tutto il mondo. Chi viene qui ha grandi aspettative: ecco perché dedichiamo agli ospiti anima e cuore. Mia madre diceva ' 'O sapore è comm l'ammore: nun se scorda cchiù' ". Così Carmela Abbate, sorriso largo in armonia con il viso, sottolinea la mission di un locale iconico, riferimento per napoletani e turisti. "Qui trova spazio la tradizione e anche con un po' di innovazione ma senza esagerare: da noi non ci sono piatti 'camuffati' " spiega all'ANSA. E racconta che un signore venuto al Borgo Marinari dalla Nuova Zelanda ha chiesto, fra le tante proposte di piatti, spaghetti aglio e olio. "Semplicità e tradizione vanno di pari passo nel rispetto delle regole" dice mentre coordina il lavoro.
Poco meno di 60 dipendenti, aiutata dai figli Antonio, Serena e Stella, la chef-manager si misura sulla sfida di offrire sempre una proposta adeguata alle nuove domande degli ospiti.
Che poi tanto nuove non sono dal momento che, evidenzia, "i clienti si aspettano qualità e un'offerta sulla scia del made in Naples". "Su cosa puntiamo? Ad esempio, oltre al classico spaghetto 'a vongole, su spaghetti con i polipetti, scampi e funghi porcini, spaghetto con le alici. D'inverno si punta su Genovese, pasta e patate, pasta e fagioli con le cozze, pasta e piselli. Diversi piatti che fanno parte della storia della gastronomia napoletana". E ancora: scialatielli ai frutti di mare, paccheri allo scoglio, fritto di paranza e impepata di cozze, accanto alle linguine all'astice o ai plateaux di crudo."A Joe Bastianich ho preparato 'u scarpariello'. Poi gli ho detto: per continuare qua c'è il pane...".






