La birra artigianale italiana compie trent’anni e prova a diventare adulta. Non nel senso di perdere creatività, sperimentazione o piacere della scoperta, ma di darsi una forma più riconoscibile: più filiera, più trasparenza, più territorio, più responsabilità. È questa la traiettoria che emerge dalla presentazione della Guida alle birre d’Italia 2027 di Slow Food Editore, andata in scena alla Camera di Commercio di Brescia davanti a circa 200 tra birrai e gestori di locali arrivati da tutta la Penisola.
La nuova edizione arriva con numeri robusti: 130 tra collaboratori e coordinatori hanno raccontato 468 produttori di birra e 54 produttori di sidro, segnalando 2825 etichette. Ma il dato più interessante non è solo quantitativo. La guida, che da diciotto anni osserva l’evoluzione del comparto, nasceva come strumento per orientarsi nella scelta delle birre. Nel tempo ha allargato lo sguardo ai luoghi in cui berle, ai locali, ai publican, alle relazioni tra prodotto, servizio e cultura del bere. Oggi, nel trentennale del movimento artigianale italiano, prova a fare un passo ulteriore: non limitarsi a dire quali birre scegliere, ma aprire una discussione su che cosa debba essere la birra artigianale italiana nei prossimi anni.







