Tre giorni di musica dal vivo, street food, dj set e laboratori di degustazione nell'Area feste di via Cavour

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Trent'anni fa, si dice, nacque la birra artigianale italiana. E fa niente se qualcuno già prima si era lanciato nell'allora ignoto mare della produzione brassicola non industriale. La data ufficiale è il 1996 soprattutto perché in quell'anno a Lurago Marinone, nel Comasco - aprì i battenti il Birrificio Italiano di Agostino Arioli, uno dei padri fondatori del movimento "craft" di casa nostra che ha segnato i consumi degli ultimi decenni e lo storico sorpasso della birra sul vino. La sfida di Agostino, a dire il vero non sempre seguita dai tantissimi altri birrai artigianali che hanno cavalcato l'onda, è sempre stata quella di creare "birre buone da bere": non bizantinismi iperluppolati, non pozioni indigeste con un tenore alcolico da banditi, ma birre vere e vive, non pastorizzate né filtrate, ma non per questo banali. Un esempio è la Tipopils, stile Pilsner, bassa fermentazione, eppure la prima al mondo ad utilizzare il metodo del dry hopping, creando uno stile.La Tipopils, la birra italiana più imitata al mondo, sarà una delle oltre cinquanta birre alla spina in mescita da oggi a domenica a Lomazzo (Como), dove si festeggeranno appunto i trent'anni di Birrificio Italiano e della sua comunità di appassionati. Un festival in cui quest'anno Agostino e il suo team hanno fatto confluire la storica rassegna Pils Pride. Una tre giorni presso l'Area feste di via Cavour, con musica dal vivo, dj set, laboratori di degustazione (due su prenotazione), street food e ovviamente loro, le sovrane del boccale: 4 aree tematiche (B.I. world, con 15 birre create da Ago, Pils Pride, All Star con stili diversi da ogni angolo del pianeta e Cask corner per le birre inglesi in barile) per assaggiare le produzioni di 36 birrifici, dall'americana Dogfish head agli inglesi di Siren e Bateman's, dai danesi di Mikkeller ai giapponesi di Tanamura Honten fino alla svedese Omnipollo.