Ora si farà notte, e magari anche l’alba, a discutere sugli errori dal dischetto di Eze e Gabriel che hanno condannato l’Arsenal a una sconfitta dolorosissima e consegnato al Psg la seconda Champions League di fila, ma il calcio moderno è questo: i dettagli marcano spesso la differenza. Nella finale di Budapest, i Gunners hanno pagato la minor precisione dal dischetto, ma hanno costretto i campioni in carica a soffrire oltre i 120’. Non è stata una bella partita, ma quasi mai gli atti decisivi delle competizioni più nobili riescono a esserlo: il 5-0 del Psg nel 2025 è stata l’eccezione, non la regola. Il trionfo blu permette a Luis Enrique di sollevare la terza Champions da allenatore: il bacio verso il cielo, indirizzato alla figlia Xana, scomparsa nel 2019 all’età di dieci anni, è il momento più struggente della serata. Il successo del Psg scongiura l’en plein del football madre in England dopo quelli dell’Aston Villa in Europa League e del Crystal Palace in Conference. Il dominio della Premier sta diventando ingombrante, ma qualcuno riesce ancora a contrastarlo.

L’Arsenal si è ritrovato avanti dopo appena sei minuti: una cavalcata di Havertz, lanciato da un rimpallo fortunoso di Trossard e conclusa con un sinistro in corsa che ha fulminato un incertissimo Safonov, ha dato al match un indirizzo preciso. Psg all’assalto, Gunners abili nel creare una doppia trincea sulla quale, per tutto il primo tempo, la banda di Luis Enrique ha sbattuto la testa. Tanto possesso, ma poca concretezza, con appena due conclusioni di Fabian Ruiz sul taccuino, il resto molta noia. Dopo l’intervallo, l’Arsenal ha provato ad avanzare le linee, ma un fallo grossolano in area di Mosquera su Kvara ha regalato al Psg un rigore ineccepibile, trasformato da Dembélé spiazzando il portiere spagnolo. Fino a quel momento Kvara, in odore di Pallone d’Oro, era stato fermato dalla gabbia Mosquera–Saka, ma al primo lampo, il guizzo del georgiano ha partorito l’1-1.