La Puskás Aréna di Budapest ha ospitato un atto conclusivo per veri cuori forti. Il Paris Saint-Germain ha trionfato sull'Arsenal conquistando la sua seconda Champions League consecutiva, un'impresa titanica riuscita solamente a pochissimi club e che mancava in Europa da ben otto anni.

La finale ha rispecchiato le attese, offrendo un match equilibratissimo e tattico, terminato sull'1-1 dopo centoventi minuti di dura battaglia. Il divario filosofico tra le due formazioni è stato evidente fin dai primi minuti: da una parte l'estro e la straripante forza offensiva del tridente parigino composto da Dembélé, Kvaratskhelia e Doué, dall'altra il meticoloso controllo, il possesso palla e la granitica struttura difensiva orchestrata dall'Arsenal.

I francesi, seppur soffrendo sulle pericolosissime palle inattive studiate dallo specialista dei londinesi Nicolas Jover, sono riusciti a contenere l'urto grazie anche alla solidità trovata nel portiere Matvey Safonov, chiamato al difficile compito di non far rimpiangere Gianluigi Donnarumma. La sfida si è così trascinata fino alla spietata lotteria dei calci di rigore. Dal dischetto è emersa la maggiore abitudine a questi grandi palcoscenici e la maturità europea della rosa di Luis Enrique, che spegne il sogno inglese e si conferma di diritto come la squadra più vincente di questo ciclo.