BUDAPEST. La super potenza che non si ferma (quasi) mai. E che continua a vincere, cosa che gli riesce con una facilità disarmante. L’ingordo Paris Saint-Germain non conosce sazietà e nel cielo di Budapest alza la seconda Champions League consecutiva, che poi è anche la seconda della propria storia, decisamente cambiata nel 2011 dall’arrivo del fondo Qatar Sporst Investments e di Al Kl-Khelaifi e letteralmente svoltata, a livello di campo in termini di grandezza europea, grazie a Luis Enrique. Non semplice come quella della scorsa stagione, quando a Monaco di Baviera giunse l’incredibile 5-0 sull’Inter, ma dopo 90’ durissimi (con Havertz che manda avanti i Gunners, e col Psg che impatta su rigore col solito Dembélé) interminabili supplementari e rigori: in un modo o in un altro, contro un Arsenal che si è dimostrato avversario di altissimo livello, la settantunesima edizione della Champions, il Paris alla fine l’ha portata ugualmente a casa. Dagli undici metri Eze e soprattutto Gabriel steccano, per il Psg sbaglia solo Nuno Mendes: la lotteria dei rigori, premia i francesi e manda all’inferno l’Arsenal, ancora all’asciutto in termini di Champions vinte. Quello della Puskas Arena è un successo che fa planare i parigini nell’élite di quelle pochissime squadre, in coda alla vittoria dell’anno precedente, capaci di riconfermarsi. Partendo proprio dagli albori della competizione, il Real Madrid tra il 1955 e il 1960 ne vinse addirittura cinque, due il Benfica nel 1961 e 1962, l’Inter due nel 1963 e 1964, l’Ajax nel 1971 e 1972, il Bayern Monaco tre tra il 1973 e il 1975, il Liverpool due (1977 e 1978), il Nottingham Forest due (1979 e 1980) e altrettante il Milan (1989 e 1990). Nel nuovo secolo, con la Coppa dei Campioni che nel frattempo si era trasformata in Champions League, solo il Real Madrid è stato in grado di mettere in piedi un filotto, con tre vittorie di seguito tra il 2015 e il 2017. Che sia nato, considerando la doppietta di Kvara e compagni, quindi un nuovo corso europeo e una nuova egemonia? Possibile, perché il Psg ha davvero tutto per proseguire e rimpolpare ulteriormente il bottino. Un grandissimo tecnico, una squadra fatta di campioni e che hanno ancora un’età per continuare a rimanere ampiamente competitivi, e una proprietà che ha una capacità di spesa non indifferente. Anche se poi – come spesso sta accadendo nel calcio moderno – sono le idee a tracciare la differenza. A Parigi lo hanno capito benissimo, seppur il concetto sia “passato” solamente dopo tantissimi anni di investimenti faraonici, con campioni a più non posso, vedi Lionel Messi, Neymar e Kilyan Mbappè. Eppure, la moneta sonante aveva portato successi solo “casalinghi”, all’interno di un campionato che di fatto vedi i rivali ridotti quasi ai minimi termini, non producendo invece gioie al di fuori dei confini nazionali. La Ligue 1 non poteva più essere il termometro della forza del Paris. Serviva altro, serviva mettere un marchio profondo, profondissimo laddove si giocano le sfide con formazioni di pari caratura. Obiettivo centratissimo, dentro ad una sfida difficilissima a due ore abbondanti di gioco più complicate del previsto, ma in una serata che rimarrà storica: il Psg può esultare ancora. «Una nuova stella brilla su Parigi» ha scritto il presidente francese Emmanuel Macron subito dopo il rigore decisivo che ha dato la seconda Champions consecutiva al Psg. «Bravo PSG - ha scritto Macron - che fa sognare tutta l'Europa. La Francia è fiera».
Storica Champions al Psg, due volte sul tetto d’Europa. Il muro dell’Arsenal battuto solo ai rigori
Gunners in vantaggio subito con Havertz, il pari su rigore procurato da Kvaratskhelia e segnato da Dembelé. Macron: una nuova stella brilla su Parigi










