«Delle ventuno donne elette su 556 deputati il 2 giugno del 1946, la prima a entrare a palazzo Montecitorio è Bianca Bianchi, socialista, professoressa di filosofia, che si è guadagnata a Firenze oltre 15mila voti di preferenza, più del doppio di quelli del capolista Sandro Pertini» si legge nelle pagine del saggio “Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica” che Serena Dandini ha appena pubblicato per Einaudi, una «affettuosa genealogia» delle cosiddette Madri Costituenti che diventa uno spaccato di vita di tutte le italiane. L’ultima a entrare sarà Lina Merlin, la più anziana delle “deputatesse”, come le chiamano, con una certa derisione: hanno dai 25 ai 58 anni e vengono da tutta Italia. Sembra di vederle. Si avviano impavide a fare il loro dovere sotto gli sguardi non certo benevoli.

Le Madri costituenti tra “body shaming” e superficialità

Di Bianca Bianchi, che entra per prima, i giornali non commentano il successo elettorale, ma l’aspetto: «Viene subito soprannominata “la biondissima”». Nel bene e nel male, gli articoli «sottolineano l’aspetto fisico delle nuove deputate e le toilette scelte per l’occasione, come se si trattasse di una sfilata di moda o di una prima all’Opera». Il body shaming, come lo chiamiamo oggi, sarà feroce. Sminuirà le belle e offenderà le brutte.