BOLOGNA – Giancarla Codrignani, parlamentare per tre legislature per la Sinistra Indipendente era troppo giovane per votare nel 1946. Ha attraversato la storia politica del Paese sempre in prima fila nelle lotte per i diritti delle donne, protagonista delle stagioni che portarono alle leggi sull’aborto, sul divorzio, sulla violenza sessuale. Questa è una parte dell’intervista tratta dal libro “Le donne della Repubblica” che sarà in omaggio il 2 giugno col nostro giornale.

Come visse i mesi delle elezioni libere e del primo voto alle donne?

«Sono cresciuta in una famiglia antifascista. Mio padre socialista, che si era scontrato nel ‘19 sotto il Pavaglione con i fascisti ed ebbe una prognosi di 12 giorni, non aveva mai preso la tessera del partito, obbligatoria per avere una occupazione stabile, e riconosciuto antifascista riceveva le “visite” della polizia politica. Anche la me bambina sentiva che fuori c’era un’atmosfera che non coincideva con quella in casa. Poi venne la Liberazione e il voto alle donne. Era una richiesta che arrivava da lontano: già negli anni ‘20 era avanzata la proposta per partecipare alle elezioni amministrative, ma Mussolini, ottenuto il potere, sostituì i sindaci e i prefetti e abolì i consigli comunali. Dopo vent’anni di dittatura e un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale finalmente le donne poterono votare: ricordo la felicità di mia mamma che ci mise la firma nel giorno in cui la Repubblica prese il volo».