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La guerra in Iran ha indebolito le prospettive «già fragili» dell’economia italiana. La ricetta del Governatore di Banca d’Italia nelle sue Considerazioni Finali illustrate ieri a Palazzo Koch è un «deciso aumento della produttività» che passa anche per l’intelligenza artificiale considerata un «leva decisiva» che però va «governata e la cui adozione estesa va sostenuta con un intervento pubblico che può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali». Non solo. Anche dal palco di Bankitalia arriva una frecciatina all’Europa. Leggera ma comunque efficace. «L’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità dell’Europa di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate. Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea», ha affermato Panetta. Che non tocca a fondo il tema della finanza pubblica, argomento tradizionalmente trattato nelle relazioni del passato. «Non servono ingenti risorse pubbliche ma una strategia coerente e sostenuta nel tempo». Imboccando con decisione un sentiero «che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo. Solo l’indicazione della direzione dunque.