La sveglia l’ha suonata Fabio Panetta, il Governatore della Banca d’Italia, il 29 maggio scorso, in occasione della presentazione della Relazione annuale della Banca d’Italia, dedicando un capitolo specifico a «L’intelligenza artificiale: la questione dell’adozione».
La tecnologia sarà il terreno decisivo, ha detto Panetta, per vincere la sfida della crescita dell’Italia. È questa la patata bollente che il governo Meloni si trova fra le mani. Indici pressocché positivi in tutti i campi ma scarsa crescita.
Ma Panetta ha indicato causa e direzione di superamento dell’empasse. La sfida della crescita la stiamo perdendo perché, schiacciati fra Stati Uniti e Cina, non abbiamo capito ancora che, pur piccoli, con AI possiamo far volare il Paese in quasi tutti i campi della pubblica amministrazione e delle imprese. Per la nostra intelligenza delle cose, per la capacità che hanno gli italiani, quando vogliono, di mettersi a capo delle rivoluzioni della storia.
Occorre un piano di intervento pubblico che deve accompagnare questa trasformazione. L’AI può diventare la leva decisiva per rilanciare la nostra produttività ma dipenderà dal grado di diffusione nelle imprese (e in Italia ce ne sono troppe troppo piccole) e dal capitale umano ancora troppo poco istruito negli usi di AI. Il 30% delle aziende usa l’AI ma solo il 5% ne fa un uso intensivo. Urge recuperare perché la produttività potrebbe aumentare di oltre un punto in caso di diffusione rapida e pervasiva. E l’intervento pubblico può essere decisivo perché lo Stato può agire da committente primario. E la strategia permetterà un ulteriore risultato: fermare la fuga dei giovani all’estero, più di 100.000 fra il 2020 e il 2024.










