L'intelligenza artificiale è una rivoluzione troppo grande per starne fuori. Per osservarla da spettatori. Per starne ai margini. Ne va del benessere futuro dei cittadini. Ed è per questo che il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, chiede un piano pubblico per favorire l'adozione pervasiva dell'IA nelle aziende e nell'economia italiana. Una svolta che potrebbe spingere la produttività del lavoro facendola crescere di un punto in media l'anno, guarendo il Paese da uno dei suoi mali atavici, permettendogli di fronteggiare persino il calo demografico.

L'intervento pubblico

Ma perché l'intervento pubblico e in che forma e misura? L'adozione in Italia dell'intelligenza artificiale, spiega Panetta, incontra ostacoli significativi soprattutto nelle imprese minori. I costi iniziali sono alti. Per superare gli ostacoli, dice Panetta, l'intervento pubblico può essere decisivo soprattutto nelle fasi iniziali. L'Italia dispone di punti di forza rilevanti: infrastrutture di calcolo tra le più avanzate in Europa, una solida tradizione scientifica e universitaria, un ampio risparmio privato. Serve, insomma, una strategia in grado di movimentare queste risorse.

Il sostegno alle imprese

In che modo? Servono strutture di supporto pubblico capaci di accompagnare le imprese nell'individuazione delle soluzioni più adatte alle loro esigenze. Vanno poi sostenute la nascita e la crescita di imprese innovative. Ma, soprattutto, lo Stato può agire da committente primario dell'innovazione. Non servono, dice Panetta, ingenti risorse pubbliche, ma una strategia coerente. La tecnologia è il terreno decisivo della sfida per il futuro. L'intelligenza artificiale sta ridisegnare sistemi produttività e processi di organizzazione del lavoro. L'intervento pubblico deve accompagnare questa trasformazione. Abbracciare la rivoluzione tecnologia ha anche un altro scopo. Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le proprie aspirazioni e concorrere al progresso del Paese.