Qualche giorno fa il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha letto le Considerazioni finali sul 2025, e la parte che ha fatto notizia è quella in cui dice che l'intelligenza artificiale può diventare "una leva decisiva per rilanciare la produttività dell'economia italiana". I giornali hanno titolato più o meno tutti allo stesso modo, qualcuno con l'entusiasmo del "l'AI può far decollare l'Italia", e fin qui niente di strano, è il loro mestiere e in fondo è anche vero. Il mio problema è un altro, ed è che questo discorso lo conosco quasi a memoria, perché lo sento ripetere, con parole diverse e la stessa sostanza, da anni.

Nel 2013 ho passato una giornata al CINECA di Bologna, davanti a una macchina che si chiamava Eurora. Era un supercomputer costruito intorno alle GPU di NVIDIA, l'azienda dove allora lavoravo e in quel momento era la più efficiente del mondo dal punto di vista energetico, prima nella classifica Green500. Le GPU, per chi non mastica la materia, sono quei processori nati per far girare i videogiochi che poi si sono rivelati perfetti per addestrare le reti neurali, ed è in buona parte il motivo per cui NVIDIA oggi vale quello che vale. Eravamo lì, in Italia, con uno dei pezzi di infrastruttura di calcolo più avanzati d'Europa. Tredici anni dopo Panetta mette tra i punti di forza del Paese "infrastrutture di calcolo tra le più avanzate d'Europa", che è quasi la stessa frase che mi rigiravo in testa allora, con la differenza che nel frattempo sono passati tredici anni e sull'adozione vera siamo più o meno al punto di prima.