PORDENONE - «Non conosciamo questa famiglia». È la frase che più si ripete tra il vicinato. Nessuno ha una relazione con la famiglia Barberini Dorobantu. Eppure Fabrizio Barberini e la moglie Ambra Florina Dorobantu vivono, insieme ai loro tre figli, da dieci anni in quella casa di via Zuccolo, una delle strade più ricche di villette a schiera e case singole di Porcia, comune da 15mila abitanti alle porte di Pordenone. L’area è abitata da moltissime famiglie, con figli d’età molto simile a quelle dei Barberini. Mentre Marius Adrian Dorobantu, la vittima, risiedeva a meno di un chilometro di distanza, in via monte Jouf, una strada secondaria, senza uscita e non asfaltata, ma anche questa circondata da case e condomini. Nemmeno Marius Adrian era conosciuto. «Ogni tanto – afferma uno dei vicini di via Zuccolo - vedo uno di loro portare fuori la spazzatura, ma niente di più». Ieri pomeriggio l’intero isolato è sceso in strada incuriosito dall’arrivo dell’elicottero, dell’ambulanza, della guardia medica e della diverse auto della polizia. Tutti increduli. Tutti senza una spiegazione.
L’ASSESSORE «La famiglia non era seguita dai servizi sociali – assicura Adriana Checchin, assessore comunale al benessere sociale e ai servizi alla comunità -. Si tratta di una grande tragedia, la seconda a distanza di pochi mesi che colpisce la nostra piccola comunità». Anche Checchin non conosce i due coniugi. «Mi dispiace molto – aggiunge – per i figli piccoli, il comune starà loro vicino». Tra i primi a raggiungere il luogo del delitto, quasi casualmente, c’era l’assessore Fabio Dell’Agnese, molto conosciuto a Porcia. «Delitto familiare gravissimo – dichiara -. Ero qua di passaggio e mi sono fermato, ma non ho mai visto questi concittadini. Attendiamo gli sviluppi dell’indagine, mentre il comune farà la sua parte per sostenere la famiglia». Le ore passano e nonostante la calura pomeridiana, un folto gruppo di vicini di casa resta in attesa di informazioni.«Stavo leggendo il giornale – racconta Mario Bortolin, il più prossimo all’abitazione dei Barberini -, quando mia moglie mi ha chiamato perché aveva sentito della confusione. Sono uscito e ho visto l’ambulanza. Non so neanche chi sia il morto». «Ho sentito urlare – garantisce una ragazza residente a pochi metri – molto forte». Dall’altra parte della strada, anche i vicini dirimpettai non sono in grado di aggiungere altro. «Abitiamo da un anno – spiegano -, certo ogni tanto vedevamo i bambini giocare in cortile, ma nulla di più». Altri due si avvicinano in bicicletta, sono quindicenni, come la figlia più grande. La conoscono, ma solo di vista. «La vedo ogni tanto – afferma la prima – prendere l’autobus alla mattina per andare a scuola a Pordenone. Non conosco i suoi genitori, però la vedevo sorridente». «Abito a 100 metri – aggiunge l’amico -, mi ricordo di S., ma non parlo con lei dalla quinta elementare». Un ultimo vicino, con il proprio cane al guinzaglio, guardando la casa della famiglia, la fa breve: «Pensavo non vivesse nessuno in quella casa». Lo stato del giardino conferma la teoria: l’erba alta circonda i giochi per i bambini e le piante sono incolte. Solo il gatto se ne sta all’ombra disteso, incurante di tutto. Forse anche lui non conosce i propri padroni.













