Auto-organizzazione dorsoventrale in un organoide neurale umano. Immagine: Giulia Turlon (Lab Gagliano)
Da una parte la creatività, il genio unito alla sregolatezza; dall’altra il rigore, i numeri, il metodo, l’assenza di fantasia. Quando si parla del rapporto tra arte e scienza il rischio di cadere nei cliché è sempre dietro l’angolo; a ben vedere però questi due fondamentali ambiti del pensiero umano sono molto meno lontani di quanto siamo abituati a immaginare. Non solo perché intuizione ed estro sono indispensabili alla ricerca scientifica quanto il rigore lo è per l’attività artistica, ma perché tra i due mondi esistono connessioni profonde, continue e spesso sorprendenti.
L’espressione artistica del resto è sempre stata intrecciata allo sviluppo tecnico e scientifico: dalla scoperta dei pigmenti alla prospettiva, dalla fotografia al cinema fino alle più recenti tecnologie digitali e alla CGI. Allo stesso tempo la ricerca ha sempre avuto bisogno delle immagini per osservare, comprendere e raccontare il reale, e non è un caso che molti scienziati fossero un tempo anche straordinari disegnatori.
Proprio su questo legame profondo tra immaginazione artistica e ricerca scientifica si concentra La Terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca, la mostra allestita al Museo della Natura e dell’Uomo per celebrare i trent’anni del Veneto Institute of Molecular Medicine (VIMM). Il titolo, ispirato a un celebre verso di Paul Éluard, suggerisce già la volontà di superare i confini rigidi tra discipline, aprendo uno spazio comune fatto di intuizioni, visioni e mistero.










