«La Terra è blu come un'arancia, mai un errore le parole non mentono». È con questi versi che il poeta surrealista Paul Éluard metteva in crisi il principio di evidenza, invitando alla sospensione del confine tra visibile ed invisibile.

Quasi un secolo dopo, quella stessa tensione riemerge al centro della mostra sul mistero della ricerca, inaugurata ieri al Museo della Natura e dell'Uomo dell'Università di Padova, in occasione del trentesimo anniversario del VIMM Veneto Institute of Molecular Medicine. Costruita attorno all'idea che l'immagine sia uno strumento di conoscenza intermedio tra arte e scienza, la mostra celebra la congiunzione tra due discipline troppo spesso considerate come distinte. Dai disegni anatomici della tradizione rinascimentale e moderna fino alle opere artistiche contemporanee, l'esposizione attraversa epoche e linguaggi diversi per restituire alla visione il suo carattere conoscitivo. In questo senso, il progetto si inserisce nella più ampia tradizione scientifica e culturale della città di Padova, in cui da tempo la storia dell'arte e quella della ricerca scientifica hanno proceduto in parallelo.

«Questa mostra è dedicata all'identità culturale di Padova», spiega il curatore Sylvain Bellenger. «I finti marmi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni sono alla base di questa idea e rimandano al tema dell'incarnazione, che è anche centrale nella riflessione scientifica». Un'impostazione che attraversa l'intero percorso espositivo, basato su un rimando continuo tra sguardo artistico e visione scientifica. Il carattere fortemente innovativo del percorso espositivo consiste infatti nella scelta di trattare la ricerca medica nei termini di un'opera d'arte.