Il Museo della Scienza e della Tecnica «Leonardo da Vinci» di Milano è uno scrigno di intelligenza e bellezza. Una fucina di costante sperimentazione per una proposta divulgativa ampia e articolata che parla a tutti e ha qualcosa per ciascuno. Passeggiando per le sue sale si possono incontrare autentici tesori. Una vera manna per la mente. Al momento, al primo piano dell’Edificio Monumentale, lungo un unico corridoio luminoso, si trova una mostra ideata e progettata dall’architetto e designer Giulio Ceppi, con la curatela e la redazione dei testi di Angela Faravelli. Speciale com’è, la mostra incuriosisce e attrae. Si chiama «Sociocromie. 100 anni in 25 colori». Una citazione di Maurice Merleau-Ponty chiarisce lo spirito sotteso a questo gioco geniale: «La visione è un pensiero condizionato, che nasce in occasione di ciò che accade nel corpo e dal corpo è stimolata a pensare». Essere, vedere, pensare in un loop costante al quale siamo talmente avvezzi da rischiare di sottovalutarne l’importanza. Come spesso accade per le iniziative più brillanti, «Sociocromie» si basa su un’idea semplice. Illustrata in questi termini dal suo ideatore: «Questa mostra nasce dalla convinzione, come già diceva George Kubler, che il tempo, come la mente, non sia conoscibile in quanto tale: esistono molteplici forme del tempo e la storia delle cose ci aiuta a scoprirle, più della storia degli uomini stessi a volte. Così è per la lingua che lascia le sue parole nel tempo, con la fortuna di certi modi di dire legati allo Zeitgeist e di cui risulta impossibile prevedere e conoscere la durata». Sulla base di queste premesse sono stati selezionati i cromotipi «che hanno nell’uso di un colore aggettivante la loro continuità. Ne è uscito un modo curioso di leggere 100 anni attraverso il colore vivo della lingua parlata». Si tratta, di fatto, di «cromonimi», cioè espressioni che rendono un fenomeno o un evento ricorrendo a un colore.