"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia". È così che Amleto spiega al suo amico Orazio quanto la realtà sia più vasta e complessa di quel che la mente possa suggerire. Ma l'ambizione umana di voler conoscere l'intero creato è spesso più forte.
Un team di ricerca, guidato da Sebastiano Stramaglia – neo direttore del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bari – e da Luca Faes del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Palermo, ha sviluppato una metodologia che consente di analizzare la sinergia, vale a dire la cooperazione tra più unità di un sistema complesso, superando i tradizionali approcci che si limitano a misurare l'effetto sommativo delle singole componenti.
In altre parole, "la nostra metodologia consente di misurare come gruppi di variabili interagiscono in modo coordinato e non semplicemente sommativo", dice Stramaglia. Negli ultimi anni si è cominciato a esplorare le interazioni tra più unità di un sistema complesso. Ma il nuovo modello, che Stramaglia definisce "di ordine superiore" e che è appena stato pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters”, punta proprio a misurare quanto le componenti di un sistema lavorino "in squadra" per ottenere un risultato comune. Questo approccio si applica a molti contesti: dal corpo umano ai fenomeni climatici globali.







