I sindacati chiedono di anticipare l’ordinanza che limita il lavoro all’aperto nelle ore più calde, a causa delle temperature record registrate negli ultimi giorni di maggio, ma anche misure strutturali che vadano oltre la logica dell’emergenza. Provvedimenti al vaglio della Regione, con il governatore Attilio Fontana che prende tempo: "Vediamo come evolve la situazione, in questo periodo il caldo è assolutamente anomalo per cui è chiaro che non si poteva prevedere". Già l’altroieri il sindaco Giuseppe Sala aveva anticipato l’intenzione di confrontarsi con Fontana, mentre anche il Pd al Pirellone chiede di "emettere urgentemente l’ordinanza". Intanto nei cantieri, sulle strade e nelle campagne si continua a lavorare sotto il sole.
La Uil Lombardia chiede un provvedimento permanente che preveda la sospensione delle attività nelle ore più calde, superando la logica delle ordinanze: un dispositivo che scatti in automatico al superamento dei 35 gradi o in presenza di tassi di umidità che innalzino la temperatura percepita. "La salute non può dipendere dalla tempestività di una delibera firmata a ridosso dell’emergenza", spiega Antonio Albrizio, segretario generale regionale del sindacato. "La questione non si può ridurre a fermare le attività nelle ore più calde – spiega Alem Gracic, segretario generale della Filca Cisl Lombardia –. Serve una gestione differente e mirata dell’organizzazione del lavoro: orari rimodulati, pause adeguate, pieno utilizzo degli strumenti contrattuali disponibili, dalle banche ore agli ammortizzatori sociali". "È evidente che chi lavora all’aperto, in attività pesanti e faticose, deve essere tutelato – spiega Giulio Fossati, segretario della Cgil Lombardia –. Non possiamo considerare normale che si lavori per ore sotto il sole cocente, mettendo a rischio la salute e la sicurezza".














