HomeVareseCronacaUccise il suocero, gli sfuggì la moglie. Manfrinati capace di intendere. La sopravvissuta: "Fine pena mai"In Tribunale a Varese è stato illustrato il parere del perito nominato dai giudici: nessun vizio di mente. Lavinia Limido auspica l’ergastolo: voglio sia garantita la sicurezza mia, della mia famiglia e non solo.Marco Manfrinati dall’esame degli psichiatri è risultato «di personalità rigida compromessa dalla crisi coniugale e dalla limitazione dei rapporti col figlio»Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici"Mi aspetto un fine pena mai. Voglio che la sicurezza mia, della mia famiglia e di tutte le persone coinvolte sia garantita". All’uscita dall’aula Lavinia Limido ha ribadito la richiesta di una condanna definitiva dalla Corte d’Assise di Varese dove si è svolto il confronto tecnico sulla capacità di intendere e di volere di Marco Manfrinati, imputato per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e il tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia Limido.

Al centro dell’ultima udienza l’esito della perizia psichiatrica disposta dal Tribunale, che ha escluso la presenza di patologie mentali tali da configurare un vizio totale o parziale di mente. A delineare il quadro Stefano Ferracuti, secondo cui Manfrinati "non è un malato psichiatrico e al momento dei fatti era pienamente capace di intendere e di volere". Il consulente ha descritto l’imputato come un uomo caratterizzato da una personalità rigida e da comportamenti ipermeticolosi, la cui stabilità sarebbe stata progressivamente compromessa dalla crisi coniugale e dalle limitazioni nei rapporti con il figlio. Una situazione che avrebbe generato uno stato depressivo che non può essere ricondotto a una patologia psichiatrica.