VENEZIA - Dopo due anni di costruzione, da ieri è ufficialmente operativa la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, istituita dal ministero della Salute e dalle Regioni all’interno di Agenas. Ora i tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie vengono misurati con lo stesso metro in tutta Italia, evidenziando nel primo quadrimestre del 2026 un miglioramento complessivo rispetto allo stesso periodo del 2025, malgrado il ritardo per quasi 2 milioni di appuntamenti: mediamente il tasso di rispetto delle priorità indicate passa dal 76,1% al 78,7% per le prime visite e dall’83% all’84,7% per gli esami diagnostici. Promosso il Nordest, in particolare il Veneto che sta sul podio per entrambe le categorie, rispettivamente con il 92,8% e il 97,6%. Ciò non toglie che restino diversi nodi da sciogliere, come testimonia l’esperienza quotidiana dei pazienti che rientrano nelle fasce di sforamento, a cui ben poco conforto dà il fatto di essere numericamente una minoranza quando hanno un problema di salute e devono aspettare a lungo.
I RISULTATI La tendenza al contenimento dei tempi è ancora più marcata per le prestazioni urgenti (da erogare entro 3 giorni) e per quelle in classe B (entro 10 giorni). «Questo attesta una maggiore capacità del sistema sanitario nel gestire le richieste delle persone con bisogni clinici più immediati», sottolineano gli analisti. Per le prime visite, emergono buoni risultati in 16 regioni su 21, di cui 9 registrano importanti miglioramenti rispetto all’anno precedente e 7 confermano un’elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunti nel 2025. Terzo a livello nazionale, il Veneto è salito dal 90,7% al 92,8% e il Friuli Venezia Giulia è salito dal 63.7% al 68,3%. Per gli esami diagnostici, gli esiti sono confortanti in 15 regioni su 21, di cui 6 in netto miglioramento e 9 con una elevata percentuale di garanzia. In questo caso il Veneto è primo in Italia, passando dal 96,1% al 97,6%; balzo in avanti anche per il Friuli Venezia Giulia, dal 76% all’80,4%. Ma la piattaforma non è stata costituita «per fare classifiche» e «per cercare colpevoli», ha avvertito il ministro Orazio Schillaci: «Nasce per aiutarci a governare meglio il sistema, capire i fenomeni, individuare le criticità». GLI ELEMENTI Agenas ne individua quattro. «Il primo elemento riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P, da erogare entro 120 giorni (90 in Veneto), è estremamente elevata (anche oltre l’80%) e questo dato appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo». Rispetto all’85,5% della Basilicata e all’80,1% della Campania, il Nordest mostra una distorsione più modesta (29,3% in Veneto e 28,1% in Friuli Venezia Giulia), ma comunque quadrupla rispetto al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. «Il secondo elemento riguarda la differenza tra l’appuntamento proposto entro la soglia di garanzia e quello accettato, che a livello nazionale, nel 20% dei casi va oltre i tempi massimi».Gli esperti riconoscono che il paziente «può rifiutare l’appuntamento proposto per motivi personali», ma se lo sforamento è molto alto «è possibile che ci siano delle criticità nella gestione delle agende. «Un terzo elemento riguarda il tempo che intercorre tra la data della prescrizione e quella di contatto del paziente con il Cup. Quando la percentuale dei contatti avvenuti oltre la soglia di garanzia (ad esempio dopo 10 giorni per una classe di priorità B) supera il valore fisiologico stimato intorno al 5-6%, è possibile che ci siano delle disfunzioni in termini di accessibilità alla prenotazione». Il contatto fuori soglia avviene nell’11,3% dei casi in Veneto, mentre il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione italiana ad avere il 100% di puntualità. «Un quarto e ultimo elemento da considerare è il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente avvenute». Su 100 impegnative, in Veneto vengono fissati 58,2 prime visite e 64,4 esami diagnostici; rispettivamente 59,2 e 66,6 in Friuli Venezia Giulia. «Percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta – conclude Agenas – sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti, che deve essere approfondita».










