Siamo abituati a Considerazioni finali dei Governatori della Banca d’Italia che dicono molte cose. Sempre rigorose, di profilo comparativo-analitico con più o meno impatto a seconda delle circostanze. Questa volta Fabio Panetta ne ha voluto dire essenzialmente una che pervade l’intera relazione. Il mondo compete in forma tecnologica e questa competizione è incentrata più specificamente sulla tecnologia dell’intelligenza artificiale e sulla capacità che si dimostra di avere nel saperla utilizzare. Questo vale per tutti, ma più di tutto per l’Italia che ha un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese e si difende nel mondo con la vitalità delle sue filiere.
Negli anni Novanta abbiamo perso l’appuntamento con la prima rivoluzione tecnologica dell’informazione e della comunicazione. Oggi, come Paese, non possiamo permetterci il lusso di ripetere l’errore rimanendo fuori dalla frontiera della tecnologia più avanzata. Questo significa parlare di futuro con l’intenzione di costruirlo e guardare ai giovani con l’intenzione di offrire loro la concreta prospettiva di restare in Italia avendo l’opportunità di fare lavori di qualità e di essere appagati sia sul piano professionale che su quello personale. Bisogna prendere atto che in questi tempi il potere economico, e quello strategico che ne deriva, è fortemente concentrato. Cinque grandi aziende statunitensi detengono circa tre quarti della capacità di calcolo mondiale. La Cina sta rapidamente riducendo il divario, l’Europa rimane in ritardo. Bankitalia, Panetta: «Serve un piano pubblico per favorire l'adozione dell'IA nelle aziende italiane»È bene, però, avere a mente che questa concentrazione di potere va contrastata rapidamente con un recupero di efficienza della democrazia europea: il Vecchio Continente non ha più alibi per non dotarsi di una governance capace di decidere all’altezza della delicatezza della situazione globale e delle sue grandi crisi, a partire da quelle belliche. È bene, però, soprattutto, rendersi conto che questa concentrazione di potere da smontare non preclude nel frattempo l’opportunità di trarne benefici diffusi facendo tesoro della storia. Che ci insegna che nelle grandi rivoluzioni tecnologiche i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle. È su questo terreno che si giocherà la crescita futura dell’Europa e dell’Italia.Di qui la proposta di Panetta di dare priorità assoluta a un piano pubblico-privato che metta le imprese e le filiere produttive italiane nella condizione di utilizzare al massimo l’intelligenza artificiale per migliorare i processi produttivi, gestire le scorte, qualificare i rapporti con la clientela, fare salti in avanti nella ricerca. Competere sulle tecnologie avanzate nel mondo vuol dire guardare avanti occupandosi del futuro dei nostri giovani. Su questo governo, opposizioni, forze produttive e sociali dovrebbero fare finalmente fronte comune. Perché se è vero che alcuni lavori entreranno inevitabilmente in crisi, è altrettanto vero che la metà della nuova occupazione americana viene da lavori che prima neppure esistevano. Vincere la grande sfida del futuro e attrezzarsi da subito per riuscirci significa anche avere capito che solo la risposta tecnologica può aumentare la produttività in modo duraturo e aiutare a creare lavoro di qualità. Può ridurre indirettamente, in modo virtuoso, il peso delle due grandi emergenze strutturali italiane che sono la denatalità e il debito.










