Un nuovo teatro si aggira come uno spettro per l’Europa. Diffondendo il virus di un linguaggio teatrale metamorfico sinfonico onirico lisergico multimediale fragoroso, fatto di pieni e di vuoti che si alternano per accumulo con una sorta di ritmo sistolico, di grandi strutture scenografiche che ruotano in continuazione o si avvicinano e si allontanano mostrando ambienti diversi dove hanno luogo azioni diverse, di schermi che scendono dall’alto per occupare una parte della scena, mentre alcuni operatori riprendono in real time le azioni degli attori anche quando non sono visibili dalla sala. Niente del tutto inedito di per sé, ciò che rende nuova questa esperienza è che tutto quel che abbiamo cercato di riassumere e altro ancora avviene nello stesso tempo. Si potrebbe dire, consapevoli di quanta approssimazione ci sia in queste parole, che il teatro di Lukasz Twarkowski uccide l’immagine, il gesto citabile caro a Benjamin, per trasporlo in un mosaico dove la singola tessera trova senso solo insieme alle altre che la circondano.
IL GIOVANE regista polacco, poco più che quarantenne, era deflagrato qualche anno fa sui palcoscenici europei con una monumentale performance ispirata alla pittura di Mark Rothko. Rohtko (l’inversione delle due lettere centrali del titolo non è un refuso) regalava agli spettatori quattro ore in movimento con i colori cari al pittore in dissolvenza fra il rosso l’arancio e il giallo proiettati sulle pareti. Il successivo The employees sembrava già fissare un format, stessa durata e sovrabbondanza visuale, proiettando nella rassicurante distanza di un futuro di odissee nello spazio attualissimi interrogativi su intelligenza artificiale e suggestioni gender. Ecco infatti una grande costruzione cubica a pareti vetrate, con lo spettacolo più volte interrotto e gli spettatori invitati a spostarsi liberamente da una parte all’altra, dove l’equipaggio di una nave spaziale discute sulle regole di comportamento da tenere con gli androidi che li accompagnano, ormai del tutto indistinguibili del resto dagli umani. quoteSiamo nel 1941, in una base militare dove un gruppo di esperti, matematici, soprattutto, cerca di decifrare il codice Enigma con cui i nazisti si scambiano informazioni







