“Oracle” di Lukasz Twarkowski, oggi e domani in prima nazionale allo StrehlerRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMilano – Non sono un robot. Chissà quante volte vi è capitato di doverlo ribadire. Almeno sul web. Che a pensarci un attimo, già solo la domanda racconta molto dei nostri anni (o del nostro futuro). Ma da dove nasce questo rapporto così umanizzato con la tecnologia? Da dove insomma facciamo partire l’Intelligenza Artificiale? Tema ampio. Ramificato. Che ha ispirato “Oracle” di Lukasz Twarkowski, oggi e domani in prima nazionale allo Strehler, ospite del Festival Presente Indicativo. In qualche modo inaugurando una manciata di giorni particolarmente ricchi per la rassegna internazionale del Piccolo Teatro. Ma andiamo con ordine. Attesissimo il regista polacco, dopo lo straordinario successo del suo precedente Rohtko, un paio di anni fa qui a Milano. “Oracle” va nella stessa direzione. Con un linguaggio scenico in cui torna centrale la multimedialità. Per raccontare di Alan Turing che cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale decifrando il codice Enigma. Uno dei padri dell’informatica. Per anni poi dimenticato quando fu resa nota la sua omosessualità.

“Mi ha affascinato l’aspetto spirituale nella ricerca di Turing – ha spiegato Twarkowski –. La perdita dell’amato Christopher Morcom, lo spinge a riflettere su un’entità in grado di andare oltre il corpo umano. Iniziando così a lavorare su questa macchina che pareva in grado di rispondere a qualsiasi domanda, proprio come l’AI. È l’inizio di un percorso in cui oggi fatichiamo a distinguere l’umano dall’artificiale. Ma le origini sono lontane. Per questo lo spettacolo si sviluppa su due piani temporali, entrambi nella storica base di Bletchley Park: da una parte siamo nel 1941, momento cruciale del conflitto; dall’altra nel 2023, al primo summit globale sulla sicurezza legata all’AI. Mentre in scena convivono scienza e spiritualità, tecnica e metafisica”.