La tumultuosa crescita cinese e l’insorgente potenza indiana portano a dire che l’ombelico del mondo sia nell’Indopacifico. Eppure, non è quel quadrante, ma il Vecchio continente ad essere cinturato da guerre congelate e conflitti al calor bianco. Se in Europa oggi il dibattito si avvita sull’ingresso di Kiev nell’Unione, la faglia che separa Occidente e “Russkij Mir” (la dottrina con cui il Cremlino sorregge le brame d’influenza) non si ferma al solo fronte ucraino, ma corre dalla Moldavia al Caucaso.

È lungo questo limes che frizionano due placche geopolitiche, culturali, persino confessionali: da un lato i valori liberali, laici, mercatisti europei; dall’altro le smanie imperiali e oligarchiche di Mosca, che descrive sé stessa come “terza Roma”, ultimo baluardo della vera cristianità dopo la caduta morale della prima e la perdita di Costantinopoli, poi. Questi rigurgiti d’ideologia zarista alimentano le narrazioni filorusse e il disprezzo di Putin verso l’Europa «molle», si saldano alle nostalgie di potenza sovietica perduta e, paradossalmente, finiscono per ricalcare gli anatemi di ateismo e corruzione che gli islamisti (sciiti e sunniti) muovono alla libera società occidentale.