Negli ultimi ventiquattro mesi il panorama del mercato dell'energia tra Europa e Asia è stato stravolto da tensioni internazionali e nuove alleanze. La guerra in Ucraina ha innescato una corsa frenetica al metano e al petrolio, costringendo i Paesi europei a rimpiazzare fornitori storici. Le sanzioni occidentali contro Mosca hanno quasi azzerato le forniture russe. L'Italia, ad esempio, ha ridotto l'import di gas naturale dalla Russia dal 40% a meno del 5% del proprio fabbisogno, compensando con flussi dall'Algeria, dal Mare del Nord e con GNL. Sul fronte orientale, intanto, giganti asiatici come Cina e India hanno approfittato di sconti sul greggio russo, ridisegnando le rotte globali dell'oro nero. In questo scenario turbolento, due attori chiave dello scacchiere mediorientale hanno riguadagnato centralità strategica. Iran e Arabia Saudita: rivalità e riconciliazione «Dal punto di vista geopolitico, negli ultimi due anni le due potenze mediorientali hanno alternato contrasti e dialogo», spiega l'avvocato Alexandro Maria Tirelli, coordinatore dell'Istituto di politica internazionale e studi geostrategici delle Cpi e autore di quattro manuali scientifici sul diritto internazionale. «Nel 2023 una storica intesa mediata da Pechino ha visto i due giganti regionali riprendere relazioni diplomatiche dopo anni di rivalità settaria. Questa tregua nel Golfo Persico promette maggiore stabilità regionale e potenzialmente flussi energetici più prevedibili. Riad, leader de facto dell'Opec, ha perseguito una politica di tagli alla produzione per mantenere elevate le quotazioni». Una strategia che – aggiunge Tirelli – «ha scontentato le economie importatrici». «Teheran, dal canto suo, pur frenata dalle sanzioni internazionali, ha gradualmente incrementato le esportazioni clandestine di barili verso Oriente». Una eventuale svolta sul dossier nucleare iraniano potrebbe liberare milioni di barili aggiuntivi sul mercato. Ciò farebbe pressione al ribasso sulle quotazioni, aprendo al contempo spiragli di collaborazione commerciale con l'Unione Europea. Effetti economici tra inflazione e riconversione Il biennio ha visto oscillazioni marcate dei prezzi degli idrocarburi. Nel 2022 il Vecchio Continente ha affrontato costi energetici alle stelle, con impatti inflattivi su industrie e famiglie. Le imprese italiane ad alto consumo hanno sofferto bollette vertiginose, erodendo margini e competitività. Allo stesso tempo, le casse di Riad hanno beneficiato degli elevati prezzi del greggio. «Il Paese mediorientale ha registrato introiti record che finanziano piani di investimento ambiziosi – dalle infrastrutture tradizionali alle energie rinnovabili – rafforzando la sua influenza economica», prosegue l'analisi di Tirelli. «Nel 2023, complice un inverno mite e una strategia europea di stoccaggio e risparmio, il prezzo del metano è calato drasticamente. Ciò ha regalato ossigeno a consumatori e imprese europee. La dipendenza europea dalle forniture mediorientali rimane però elevata. Con l'embargo sul greggio russo, Roma e Bruxelles hanno dovuto cercare barili sostitutivi nel Golfo Persico, intensificando i legami commerciali con produttori come l'Iraq». L'intraprendenza italiana: opportunità e alleanze In questo contesto mutevole, Roma ha giocato la carta della diversificazione e della diplomazia economica. Mentre Eni stringe accordi in Algeria e investe nel GNL del Qatar, altre realtà cercano spazi nei mercati emergenti. Un caso emblematico viene dal Kurdistan iraniano. In occasione del Nowrouz, il Capodanno iraniano, importanti investitori italiani del comparto hanno avuto modo di incontrare alti dirigenti della società di Stato NIGEC, che hanno annunciato interessanti novità: la ripartenza di alcuni progetti per la realizzazione di pipeline di trasporto di gas dall’Iran sia verso Occidente (Turchia) sia verso Oriente (Pakistan) e del coinvolgimento in questi importanti progetti di alcune società europee ed alcune turche, storicamente molto attive nel territorio della repubblica islamica dell’Iran. Proprio una società italiana, alcuni anni fa, capeggiata da un noto imprenditore romagnolo, Fulvio Cordaro, legato alla famiglia Ferruzzi ed in rapporti da anni con NIGEC, aveva già intuito le potenzialità della regione tanto da aver sottoscritto un contratto da 500 milioni di dollari con il governatore di Sanandaj, per realizzare infrastrutture energetiche attraverso il veicolo italiano Serendebity Srl, guidata dall'amministratore Davide Pracchi, manager esperto di Medio Oriente: un progetto al quale hanno partecipato partner finanziari internazionali, tra i quali un noto professionista monegasco ed un membro di una delle più importanti famiglie di albergatori di lusso internazionali, inglese di nascita ma residente da decenni nel padovano, G. H., che rappresenta un esempio lampante di come l'iniziativa imprenditoriale italiana possa inserirsi anche nei contesti di partnership pubblico-private internazionali più complesse. Purtroppo il Covid e le drammatiche vicende geopolitiche di questi ultimi anni non hanno permesso di portare a pieno compimento l’operazione. Cooperazione e visione a lungo termine In un mercato energetico globalizzato e volatile, puntare su collaborazioni solide e lungimiranti è la strada maestra. Stretta fra esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti e ambizioni di crescita, l'Italia guarda a partner come Iran e Arabia Saudita per costruire un futuro più equilibrato nel campo dell'energia, provando a trasformare le sfide geopolitiche in opportunità di sviluppo. La stabilità del sistema energetico passa anche da partnership strategiche e da programmi operativi che rappresentano un tassello fondamentale per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche regionali.