I bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran (e poi anche il “controblocco” operato dalle navi americane) hanno innescato la seconda grande crisi energetica globale in cinque anni (la prima si è verificata all’indomani dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 da parte della Russia). Ciò sta ridefinendo profondamente le strategie di investimento di governi e aziende attorno a un paio punti cardine, a cominciare dall’attenzione massima data alla sicurezza energetica e alla diversificazione delle rotte commerciali.
Alla questione ha dedicato un approfondito report (il World energy investment 2026) l’Agenzia internazionale dell’energia (Internationa energy agency, Iea). In oltre 250 pagine ricche di dati, grafici e tabelle, gli esperti della Iea segnalano che in questo scenario di instabilità, gli investimenti energetici globali raggiungeranno nel 2026 la cifra record di 3,4 mila miliardi di dollari, di cui ben 2,2 mila miliardi destinati alle energie pulite e alle infrastrutture e 1,2 mila miliardi ai combustibili fossili.
Questa imponente allocazione di risorse si riflette in dinamiche molto diverse tra le singole fonti. Da un lato, gli investimenti nel settore del petrolio, nonostante gli alti prezzi del greggio, scenderanno per il terzo anno consecutivo sotto la soglia dei 500 miliardi di dollari, frenati dall’incertezza delle prospettive di quel che avverrà nel Golfo persico nel breve e medio termine, dai lunghi tempi di sviluppo di nuovo progetti e dai colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. Dall’altro, si registra un incremento del gas naturale, che toccherà i 330 miliardi di dollari a seguito dei mega-progetti di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) degli Stati Uniti e del Qatar. Un’altra brutta notizia: al contempo, per garantire la sicurezza energetica interna a breve termine, molti paesi asiatici — guidati dalla Cina, che rappresenta il 70% della spesa in questo settore — manterranno in funzione le centrali esistenti, spingendo gli investimenti nel carbone a 180 miliardi di dollari, il livello più alto dal 2012.








