Dopo lo shock provocato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la crisi energetica innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz sta già modificando le strategie di investimento di governi e imprese. È la seconda grande crisi energetica in appena cinque anni e potrebbe influenzare le scelte del settore per il prossimo decennio. A prevederlo è l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) nel nuovo rapporto World Energy Investment 2026, secondo cui gli investimenti energetici globali raggiungeranno nel 2026 quota 3.400 miliardi di dollari. Di questi, circa 2.200 miliardi saranno destinati a reti elettriche, accumuli, combustibili a basse emissioni, nucleare, rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione, mentre 1.200 miliardi confluiranno ancora nelle filiere di petrolio, gas naturale e carbone.
A guidare la crescita sono soprattutto elettricità e sicurezza degli approvvigionamenti. Gli investimenti legati ai sistemi elettrici raggiungeranno quasi 1.600 miliardi di dollari, che salgono a circa 2.000 miliardi considerando anche gli investimenti nell’elettrificazione dei consumi finali. La spesa per le reti si avvicinerà a 550 miliardi di dollari, in aumento di quasi il 20% rispetto all’anno precedente, mentre quella per gli accumuli a batteria supererà per la prima volta i 100 miliardi.












