Recep Tayyip Erdogan, ormai a tutti gli effetti un autocrate, se non un dittatore, ha trascorso l’ultimo anno a smantellare l’unico partito turco in grado di sconfiggerlo alle urne. La settimana scorsa, attraverso una corte d’Appello addomesticata – come ormai tutte – ha raggiunto il suo leader. La magistratura ha infatti destituito Özgür Özel dalla presidenza del Partito popolare repubblicano (Chp). Si tratta del partito di centro sinistra che ha costituito- grazie all’ideatore del partito stesso, ovvero Mustafa Kemal detto Ataturk – la moderna repubblica turca un secolo fa e che ora è il principale soggetto di opposizione ad Erdogan. La motivazione della Corte è stata di natura tecnica: una controversia sulle modalità di elezione di Özel al congresso del partito di 2 anni fa. L’effetto, tuttavia, non è stato affatto tecnico. Per la prima volta un giudice turco ha imposto addirittura a un partito di opposizione la destituzione del suo leader.
Özel dopo l’arresto del sindaco İmamoğlu: sotto attacco la democrazia multipartitica
Dal 2024, centinaia di membri e funzionari eletti del Chp sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, accusa che il partito respinge. Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e candidato con maggiori possibilità di sconfiggere Erdoğan alle elezioni presidenziali del 2028, è stato incarcerato nel marzo del 2025. Il processo a cui è sottoposto in queste settimane è una tale farsa che alcuni dei suoi accusatori hanno persino ritrattato. I sindaci del Chp di molti distretti e città sono stati sostituiti da commissari inviati dal governo presieduto dall’Akp, il partito della Giustizia e Sviluppo cofondato dallo stesso presidente, che è più appropriato definire “Sultano”.













