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Leader di partito deposti e attacchi alle sedi politiche, un’università chiusa per decreto presidenziale e proteste represse con la forza. Sono queste le notizie che arrivano negli ultimi giorni dalla Turchia, dove il clima politico si fa sempre più teso con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali.

Giovedì 21 maggio, un tribunale di Ankara ha annullato le consultazioni per la leadership del principale partito di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), tenutesi nel 2023. A vincere era stato Özgür Özel, che ha così sottratto la carica di presidente a Kemal Kılıçdaroğlu, alla guida del partito per 13 anni e uscito sconfitto dalle elezioni presidenziali del 2023. Il risultato è servito a Özel per mettere in discussione la leadership di Kılıçdaroğlu, diventato nel frattempo una figura scomoda e divisiva all’interno del partito.

Özel, al contrario, dopo aver assunto la guida del CHP ha condotto il partito a una schiacciante vittoria alle elezioni locali del 2024, mettendo in difficoltà le forze di governo e lanciando di fatto una sfida al presidente Erdoğan in vista delle prossime elezioni. Il leader deposto, infatti, ha visto crescere la sua popolarità in poco tempo ed è diventato il volto delle proteste di piazza iniziate nel marzo del 2025 in risposta all'arresto del candidato alla presidenza, il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu. Il primo cittadino è stato incarcerato nel marzo 2025 con l'accusa di corruzione e altri reati che vanno dallo spionaggio al terrorismo e il suo diploma universitario è stato inoltre annullato, rendendolo di fatto ineleggibile alla presidenza secondo le leggi turche. Ad oggi, l’accusa ha chiesto per lui più di 2mila anni di carcere.