Domenica, la polizia ha fatto irruzione nella sede del Chp, il principale partito di opposizione in Turchia, usando gas lacrimogeni contro funzionari e sostenitori che per tre giorni si erano barricati all’interno dell’edificio. Giovedì scorso, infatti, una corte di Ankara aveva rimosso il leader del Chp, Ozgur Ozel, e l’attuale dirigenza dai rispettivi incarichi, al termine di un procedimento sui presunti brogli nel processo di elezione del congresso del 2023. Ozel denuncia la chiara matrice politica del provvedimento e una più vasta forma di persecuzione giudiziaria, volta a indebolire una forza che, alle elezioni locali del 2024, si era affermata come la prima del paese. Il verdetto ha riaperto la strada a Kemal Kilicdaroglu, l’ex leader estromesso proprio in occasione del congresso del 2023 dalla nuova guardia guidata dal sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, da oltre un anno in carcere. Profondamente screditato agli occhi degli elettori dopo anni di sconfitte contro il presidente Recep Tayyip Erdogan, Kilicdaroglu rivendica tuttavia la legittimità della decisione del tribunale, tanto che sui suoi canali social ha aggiunto il titolo di presidente del Chp.Il modello appena applicato contro la leadership nazionale di Ozel ricalca quanto accaduto nel settembre del 2025, quando una corte aveva annullato il congresso provinciale del Chp a Istanbul, aveva rimosso il presidente locale Ozgur Celik e altri 195 funzionari, e aveva insediato un amministratore provvisorio. Sabato, il gruppo parlamentare del Chp ha eletto Ozel come nuovo capogruppo, provando ad anticipare le conseguenze del verdetto, ma ora è difficile capire quali saranno i prossimi passi del partito. Kilicdaroglu potrebbe scegliere di assumere la guida del Chp nonostante la forte opposizione interna, oppure può aprire la strada a un commissariamento. Si ritiene tuttavia che su 138 deputati, tra i 25 e i 30 possano appoggiare le scelte di Kilicdaroglu, un numero che potrebbe aumentare e, nelle prossime settimane, portare anche a una scissione.Mentre i deputati vicini a Kilicdaroglu entravano nella sede del Chp sotto protezione della polizia, Ozel parlava davanti a migliaia di sostenitori, annunciando che, da quel momento, la lotta sarebbe continuata “in Parlamento, nelle strade e nelle piazze”. Dall’arresto di Imamoglu, avvenuto nel marzo del 2025, Ozel ha guidato le contestazioni che in tutto il paese denunciano la deriva autoritaria dello stato. La spinta della piazza, che per mesi con le sue manifestazioni ha scandito la vita delle principali città del paese, si è tuttavia indebolita. Intanto la pressione sul Chp si è fatta sempre più intensa, con centinaia di arresti e rimozioni di alti funzionari locali, oltre all’apertura di procedimenti legali in diverse aree del paese. Continuano inoltre a emergere notizie di cambi di casacca a livello locale, con esponenti del Chp che si uniscono all’Akp, il partito di governo.Anche sul piano economico, la crisi ha prodotto effetti immediati. La Banca centrale turca è stata costretta a vendere quasi 8 miliardi di dollari di riserve in valuta estera per contenere le oscillazioni della lira turca sui mercati. Nel frattempo, attraverso un decreto presidenziale, Erdogan ha disposto la chiusura dell’Università Bilgi di Istanbul, salvo poi firmare tre giorni dopo un nuovo decreto per ordinarne la riapertura. La Bilgi è un ateneo noto per le sue posizioni liberali e già da settembre si trovava sotto amministrazione fiduciaria, in seguito all’apertura di un’inchiesta per riciclaggio e frode sul gruppo Can Holding, proprietario dell’università dal 2019.Da tempo l’autoritarismo turco sembra essere entrato in una fase nuova, nella quale ha progressivamente perso anche il carattere “competitivo” che, pur dentro un sistema profondamente squilibrato, permetteva ancora alle opposizioni di competere e affermarsi a livello locale. L’uso politico della giustizia è parte integrante di una strategia del governo che mira a ridefinire i parametri stessi dell’attività politica e a preparare il terreno alle prossime elezioni, che si terranno al più tardi nel 2028. A questo punto, però, lo scenario di un voto anticipato appare sempre meno remoto. Con la leadership del Chp divisa, le sue correnti messe una contro l’altra e il partito costretto a difendersi sul piano giudiziario oltre che su quello politico, il governo punta a neutralizzare il principale fronte di opposizione prima che possa trasformarsi in un’alternativa elettorale credibile.
Così Erdogan accelera il soffocamento dell’opposizione
La rimozione giudiziaria della leadership del principale partito d’opposizione apre una nuova fase dello scontro politico in Turchia. In vista delle prossime elezioni il governo punta a indebolire il Chp, che pressato dalla giustizia rischia la scissione











