Sono a Istanbul in queste ore. Una città ferita, che sento pulsare di tensione sotto la sua bellezza millenaria. Ieri sera, uscendo dal quartier generale del Chp (il Partito popolare repubblicano) – dove ho incontrato militanti e dirigenti preoccupati ma determinati – arrivava la notizia della sentenza. La Corte d’appello di Ankara ha annullato il congresso del Chp del 2023, destituendo Özgür Özel e restituendo provvisoriamente la guida del partito a Kilicdaroglu, sconfitto alle presidenziali dello stesso anno. Il Chp ha definito la sentenza un “colpo di stato giudiziario”. Özel ha giurato di rimanere “giorno e notte” nella sede del partito per combatterla.Non è una disputa procedurale. E’ la demolizione sistematica dell’opposizione attraverso l’uso politico della magistratura. Prima si arresta Imamoglu, sindaco di Istanbul, principale sfidante di Erdogan e candidato presidenziale del Chp per il 2028. Poi si azzera la leadership del partito. Persino i mercati finanziari hanno tremato. Il denaro capisce quando una democrazia sta cedendo. Un’alternativa a Erdogan è però sempre più concreta, anche grazie allo storico riavvicinamento tra Chp e il partito curdo Dem che come progressisti europei stiamo sostenendo con forza.In un Mediterraneo già sconvolto dalla guerra in Iran e dalla tragedia di Gaza, destabilizzare ulteriormente un paese così strategico è una minaccia per tutti. Come europarlamentare S&D chiedo il ripristino della piena agibilità democratica del Chp e la scarcerazione di tutti i detenuti politici. Lo stato di diritto non ammette eccezioni e la Turchia è anche paese candidato a entrare nell’Ue. Nel 2028 i turchi avranno la possibilità di scegliere. Sono convinto che quella scelta potrà restituire la Turchia alla grande famiglia democratica europea.Dario Nardella, europarlamentare Pd