Giovedì un tribunale di Ankara ha annullato il voto del congresso del Chp, il principale partito di opposizione turco, che nel 2023 aveva portato all’elezione del leader Özgur Özel. Il procedimento nasce dalle accuse di brogli nel voto con cui Özel aveva sconfitto lo storico leader Kemal Kilicdaroglu. La decisione stabilisce la “nullità assoluta” del processo congressuale, invalidando di fatto il mandato dell’attuale leadership e tutti gli atti adottati dopo il congresso. La sentenza apre ora la strada a un possibile ritorno di Kilicdaroglu, che ha guidato il Chp dal 2010 al 2023, e rappresenta una nuova e significativa escalation della pressione giudiziaria che da oltre un anno grava sul Chp.Il partito era già stato colpito dall’incarcerazione del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, e da una serie di indagini, arresti e provvedimenti contro esponenti locali dell’opposizione in tutto il paese. Secondo i critici del governo, la stretta avrebbe una chiara matrice politica e mirerebbe a indebolire il principale partito di opposizione, uscito rafforzato dalle elezioni locali del 2024, in cui si era affermato come primo partito della Turchia. Solo pochi giorni fa Özgur Özel scriveva sull’Economist che l’obiettivo del governo non è quello di eliminare l’opposizione, ma di addomesticarla: permettendole di competere alle elezioni e governare grandi città, pur costringendola a operare entro vincoli sempre più stretti. Mercoledì, Kilicdaroglu, a cui molti elettori continuano ad attribuire la responsabilità della sconfitta subita contro il presidente turco Erdogan alle presidenziali del 2023, era tornato al centro dell’attenzione mediatica. Con un videomessaggio affermava che il Chp non può diventare un “santuario” della corruzione e che il partito sa come ripulirsi “quando necessario”. L’ex leader, del resto, non ha mai smentito l’ipotesi di poter riprendere il controllo del partito attraverso un intervento del tribunale.