Un dietrofront clamoroso, consumato tra i corridoi del palazzo di città nel giorno più caldo della vigilia elettorale. A sole ventiquattro ore dal patto di pacificazione che lo aveva inserito nella squadra di Dino Alonge con i gradi di vicesindaco designato, Giuseppe Di Rosa sbatte la porta e si ritira dalla corsa per il ballottaggio. Lo fa con una nota durissima che squarcia il velo sulla tensione psicologica di questa campagna elettorale, trasformando un adempimento burocratico in un ring.
Lo sfogo: «Città troppo avvelenata»
«Devo prendere atto che Agrigento è diventata una città troppo avvelenata. Troppi odi. Troppi veleni. Troppi attacchi personali. Troppa cattiveria umana», esordisce Di Rosa senza giri di parole. L'esponente autonomo fotografa il degrado del dibattito locale con parole pesanti: «Qui non si combattono più battaglie politiche sui programmi, sulle idee o sulle soluzioni ai problemi della città. Qui si tenta di distruggere l’uomo, la persona, la famiglia, pur di vincere politicamente. Per questo motivo comunico il ritiro del mio personale appoggio al candidato sindaco Dino Alonge. Alzo bandiera bianca».
Un addio che non cancella l'orgoglio per il consenso ottenuto al primo turno: «Lo faccio con enorme amarezza, ma anche con la serenità di chi sa di avere dato tutto sé stesso per questa città. Ringrazio dal profondo del cuore i 3546 cittadini che mi hanno votato e sostenuto. In queste elezioni è nato qualcosa che nessuno potrà cancellare: un popolo libero che ha creduto nella possibilità di cambiare davvero Agrigento».
















