Dino Alonge, visibilmente scosso ma politicamente determinato a lanciare la controffensiva dopo il clamoroso passo indietro di Giuseppe Di Rosa. Il candidato sindaco del centrodestra trasforma una nota ufficiale in un durissimo atto d'accusa contro gli avversari del ballottaggio, blindando la propria coalizione e provando a capitalizzare l'emozione di una mattinata convulsa vissuta all'interno del palazzo di città.
Lo sfogo: «Indegno avvelenare la città»
Il fulcro dell'intervento di Alonge è la strenua difesa del patto siglato appena ventiquattro ore prima. «Avevo e ho un sogno: pacificare la città di Agrigento. La nomina di Giuseppe Di Rosa, uomo del popolo, rappresentava e rappresenta un primo passo in questa direzione», esordisce l'avvocato agrigentino, che non nasconde l'impatto umano della vicenda. «Apprendo con amarezza e tristezza quanto accaduto oggi all'interno del palazzo di città, che appartiene a tutti gli agrigentini. Esprimo la mia solidarietà a Giuseppe, a sua moglie e alle sue figlie, e lo faccio con le lacrime agli occhi».
Le parole del candidato del centrodestra si fanno poi affilate quando descrive l'atmosfera che si respira nelle strade a ridosso del voto del 7 e 8 giugno: «Quanto accaduto è indegno in generale, ma ancor più grave durante una campagna elettorale che, in un Paese democratico, dovrebbe essere occasione di confronto civile e rispettoso. C'è chi ha un unico scopo: avvelenare questa città. I loro non sono sorrisi; li ho visti per strada, sono ghigni. Rifiuto e non accetto questo modo di fare politica».
















