Il quadro di fronte a noi è sconfortante: la moglie di Pedro Sánchez, presidente del governo e leader del Partito socialista (Psoe), è imputata. Il fratello del premier è imputato. Il braccio destro, Santos Cerdán, è imputato. Il suo ex braccio destro, José Luis Ábalos, è in carcere e il braccio destro di quest’ultimo anch’egli imputato. Non è tutto: Leire Díez, donna del Psoe, sarebbe parte di una rete criminale guidata dal numero due del partito con il fine di “desbaratar”, screditare, giudici, poliziotti e giornalisti che stavano indagando su Pedro Sánchez e i suoi.

E, poi, da ultimo nel quadro si è trovata raffigurata un’icona della sinistra spagnola, l’ex capo dell’esecutivo Zapatero.

Un cerchio sempre più stretto che è divenuto un cappio intorno al collo di Pedro Sánchez.

Eppure le recenti mosse in politica internazionale hanno fatto di Sánchez un riferimento di tanta sinistra europea. La sua posizione ferma in difesa di Gaza, la contrapposizione netta con gli Usa di Trump e la destra militarista di Netanyahu. E ancora, gli eccellenti risultati in economia, una rincorsa al rialzo che è percepita più all’estero che in patria. All’interno si avvertono principalmente le diseguaglianze, le difficoltà di emancipazione per i giovani, stretti in un imbuto, tra caro affitti e ridottissime possibilità di acquistare un immobile.