Pedro Sanchez resiste, circondato da inchieste giudiziarie che toccano i socialisti fino ai suoi parenti stretti, dal fratello alla moglie. Proprio ieri si è aperto il processo a Badajoz nei confronti di David, chiamato hermanìsimo nelle chat nel mirino degli investigatori, accusato di aver ottenuto nel 2017 un posto da coordinatore delle attività musicali e dei conservatori provinciali. Posto che – secondo l’accusa – sarebbe stato costruito ‘ad personam’. Il clima resta incandescente in Spagna, ma il governo è comunque passato al contrattacco sul piano politico.

Il Psoe respinge ogni “coinvolgimento in condotte illecite” e, attraverso il ministro dei Trasporti Oscar Puente, fedelissimo del premier, denuncia “una manovra orchestrata” per “abbattere il governo con metodi non democratici”, collegando le molteplici inchieste – tra cui quelle su José Luis Rodriguez Zapatero, sull’ex ministro José Luis Abalos e la moglie del premier Begona Gomez – a un disegno per sconfiggere l’esecutivo “fuori dalle urne”. Puente ha parlato anche di “doppio standard” utilizzato, riferendosi alle inchieste che coinvolgono il Partido Popular. In particolare al ‘caso Kitchen” su una presunta struttura para-poliziesca creata nel ministero dell’Interno durante il governo di Mariano Rajoy nel 2013, per dossieraggi e spionaggio. L’ex ministro dell’Interno e il suo ex numero due, Jorge Fernandez Diaz e Francisco Martinez – per i quali la Procura chiede condanne a 15 anni – hanno negato ogni addebito, attribuendo la trama “a un gruppo di agenti che agiva per proprio conto”.